Come si prepara la padellata di carciofi alla romanesca: ecco la ricetta

Come si prepara la padellata di carciofi alla romanesca: ecco la ricetta

Nel cuore della tradizione culinaria capitolina, la padellata di carciofi alla romanesca rappresenta uno dei piatti più emblematici della cucina povera laziale. Questa preparazione semplice ma ricca di sapore valorizza il carciofo romanesco, varietà locale dalla forma tondeggiante e dalle foglie violacee, attraverso una cottura lenta che esalta la tenerezza e il gusto delicato di questo ortaggio primaverile. La tecnica della padellata, tramandata di generazione in generazione nelle trattorie romane, trasforma ingredienti umili in un contorno raffinato che conquista anche i palati più esigenti.

Questa ricetta ancestrale affonda le radici nel periodo in cui i carciofi rappresentavano un alimento accessibile per le famiglie popolari romane, che ne facevano largo uso durante la stagione primaverile. La preparazione alla romanesca si distingue per l’utilizzo della mentuccia, erba aromatica tipica del Lazio, che conferisce al piatto il suo caratteristico profumo inconfondibile.

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35

facile

€€

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione dei carciofi

Riempite una ciotola capiente con acqua fredda e spremetevi il succo del limone. Questa operazione è fondamentale perché i carciofi, una volta tagliati, si ossidano rapidamente diventando scuri. Eliminate le foglie esterne più dure dei carciofi, quelle di colore verde scuro, fino a raggiungere il cuore più tenero e chiaro. Tagliate la parte superiore del carciofo per circa un terzo e spuntate il gambo lasciandone circa 4 centimetri. Con un coltello ben affilato, pelate il gambo eliminando la parte fibrosa esterna e pareggiate la base. Dividete ogni carciofo in quattro spicchi verticali e, se presente, rimuovete delicatamente la barba, ovvero la parte filamentosa interna. Immergete immediatamente gli spicchi nell’acqua acidulata per evitare l’ossidazione.

2. Preparazione degli aromi

Sbucciate gli spicchi d’aglio e tagliateli a fettine sottili. Questa tecnica permette all’aglio di rilasciare gradualmente il suo aroma durante la cottura senza bruciare. Lavate accuratamente il prezzemolo, asciugatelo tamponando con carta da cucina e tritatelo finemente con un coltello. Tenete da parte la mentuccia essiccata che aggiungerete durante la cottura. Se utilizzate mentuccia fresca, lavatela e tritatela grossolanamente insieme al prezzemolo.

3. Rosolatura iniziale

Scolate i carciofi dall’acqua acidulata e asciugateli delicatamente con un canovaccio pulito. Versate l’olio extravergine in una padella larga, preferibilmente in ferro che distribuisce uniformemente il calore. Scaldate l’olio a fuoco medio e aggiungete le fettine d’aglio. Fate imbiondire l’aglio senza farlo scurire, girandolo delicatamente con un mestolo di legno. Quando l’aglio avrà rilasciato il suo profumo, disponete i carciofi nella padella con la parte tagliata rivolta verso il basso. Lasciate rosolare per circa 5 minuti senza muoverli troppo, permettendo ai carciofi di prendere un leggero colore dorato.

4. Sfumatura e cottura

Quando i carciofi avranno assunto una bella coloratura, alzate la fiamma e versate il vino bianco. La sfumatura, tecnica che consiste nell’aggiungere un liquido alcolico in una preparazione calda, permette di amalgamare i sapori e di eliminare l’alcol lasciando solo l’aroma. Lasciate evaporare il vino per circa 2 minuti mescolando delicatamente. Aggiungete la mentuccia, il prezzemolo tritato, regolate di sale e pepe. Abbassate la fiamma al minimo, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per circa 25-30 minuti. Durante la cottura, controllate periodicamente e, se necessario, aggiungete qualche cucchiaio d’acqua calda per evitare che i carciofi si asciughino troppo.

5. Completamento della cottura

I carciofi sono pronti quando risultano teneri alla forchetta ma non sfatti. La consistenza ideale prevede che mantengano una certa compattezza pur essendo morbidi. Negli ultimi 5 minuti di cottura, togliete il coperchio e alzate leggermente la fiamma per far restringere il fondo di cottura. Il liquido deve ridursi fino a formare un sughetto denso e saporito che avvolgerà i carciofi. Mescolate delicatamente per amalgamare tutti gli ingredienti. Assaggiate e, se necessario, correggete di sale. Spegnete il fuoco e lasciate riposare i carciofi nella padella per qualche minuto prima di servire, permettendo ai sapori di assestarsi perfettamente.

Luisa

Il trucco dello chef

Per verificare la freschezza dei carciofi al momento dell’acquisto, controllate che le foglie siano ben chiuse e compatte, con un colore brillante e senza macchie scure. Il gambo deve risultare sodo e non molle. Un trucco della tradizione romana consiste nell’aggiungere un cucchiaio di farina nell’acqua acidulata insieme al limone: questo espediente rallenta ulteriormente l’ossidazione dei carciofi mantenendoli chiari più a lungo. Se non trovate la mentuccia, potete sostituirla con menta fresca, anche se il sapore risulterà leggermente diverso dall’originale romanesco.

Abbinamento enologico perfetto

La padellata di carciofi alla romanesca richiede un vino bianco del territorio laziale che possa dialogare armoniosamente con il sapore delicato dei carciofi e l’aroma intenso della mentuccia. Il Frascati Superiore DOCG rappresenta la scelta più tradizionale e appropriata: questo vino, ottenuto principalmente da uve Malvasia e Trebbiano, presenta una struttura fresca e minerale con note floreali che esaltano la verdura senza sovrastarla. In alternativa, un Marino DOC o un Colli Albani DOC offrono caratteristiche simili. Servite il vino a una temperatura di 10-12 gradi per apprezzarne al meglio le qualità organolettiche. Per chi preferisce un rosso leggero, un Cesanese del Piglio giovane può rappresentare un abbinamento interessante e meno convenzionale.

Informazione in più

I carciofi alla romanesca vantano una storia che si intreccia profondamente con la cultura gastronomica della capitale. Già nell’antica Roma, questo ortaggio era apprezzato e coltivato negli orti circostanti la città. La varietà romanesca, chiamata anche mammola o cimarolo, si caratterizza per l’assenza di spine e per la forma tondeggiante che la distingue dalle varietà sarde o toscane.

La tecnica della padellata si è affermata nel corso dei secoli come metodo di cottura ideale per preservare le proprietà organolettiche del carciofo. Nei quartieri popolari di Roma, come Testaccio e Trastevere, questa preparazione veniva tradizionalmente servita nelle osterie durante la primavera, periodo di massima disponibilità dell’ortaggio. La mentuccia, elemento distintivo della ricetta, cresce spontaneamente nelle campagne romane e il suo utilizzo testimonia il legame inscindibile tra la cucina laziale e il territorio.

Oggi la padellata di carciofi rappresenta un piatto immancabile nei menu primaverili dei ristoranti romani, spesso servita come contorno per carni bianche o secondi di pesce delicati. La sua semplicità nasconde una sapienza culinaria che trasforma ingredienti umili in una preparazione raffinata, simbolo della capacità della cucina tradizionale di valorizzare i prodotti locali.

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